Il Tevere nasce dal Monte Fumaiolo, dopo aver attraversato l’Appennino Tosco-Emiliano, arriva nella Marche, penetra in Umbria fino a solcare le terre laziali, per un totale di 405 km. È il terzo fiume italiano per lunghezza, dopo il Po e l’Adige; è secondo per bacino idrografico con 17.156 km2.  Corre veloce tra i Monti Sabini e i Cimini, sotto le propaggini dei Sabatini. Molti gli affluenti che ne alimentano il percorso, il Nera, il Farfa, il Corese, il Treia. Nella Campagna Romana riceve le acque dell’Aniene, all’altezza del Ponte Salario e, dopo aver attraversato la città eterna, scorre veloce con un percorso sinuoso per circa 30 km fino a raggiungere il mare, dove forma la sua foce deltizia tra il Comune di Fiumicino e il Lido di Ostia. Questo corso d’acqua per i latini era il Tiberis, ma il primo nome, quello forse più antico è Rumen o Rumon, da ruminante, evidenziando l’attività di erosione delle rive. Non sono mancati i soprannomi, Albula o Biondo Flavio in riferimento al colore della sabbia, «tarentum», raspa, in relazione all’attività di erosione delle rive, persino serpente «coluber», per via della forma sinuosa dei sui meandri e delle sue numerose anse.

Il nostro viaggio inizia a Ponte Marconi, dove è possibile imbarcarsi sui battelli che conducono fino a Ostia, li ci fermeremo. È possibile fare il tragitto anche in bicicletta, in parte su piste ciclabili e in parte su terreno sterrato, non ancora attrezzato. Veniamo al Ponte, intitolato a Guglielmo Marconi, lungo 235 metri, costruito tra il 1937 e il 1955; la sua realizzazione fu lenta a causa del periodo bellico. Qui, a differenza del tratto precedente dove i muraglioni imbrigliano il fiume, gli argini sono in terra rialzati e la fruizione risulta più naturale. Costeggiando la Via del Mare, sulla riva sinistra, si passa sotto il ponte a sette arcate della Magliana, costruito a partire dal 1930 che, con i suoi 223 m, unisce il quartiere Ostiense con il Portuense.

Da qui si costeggia la Riserva Naturale Tenuta dei Massimi e sulla sponda sinistra la Tenuta di Tor di Valle. Poco più avanti, prima di arrivare ai tre ponti del Grande Raccordo Anulare, sulla riva destra, al di là dell’argine artificiale, si notano piccoli specchi d’acqua, ciò che rimane del meandro morto di Spinaceto. Il Tevere ha subito diversi cambiamenti, forse i più noti sono quelli del tratto urbano, che però non sono gli unici. Anche verso l’esterno, dove oggi si trova quello che tutti conoscono come il Fiume Morto, a partire dal 1938 e fino al 1940, fu creato un argine artificiale per velocizzare il passaggio delle acque quando il fiume era in piena. Inoltre il fiume fu accorciato di 3 km per consentire l’apertura dell’Idroscalo che, poi, non avvenne.

Una volta superato il Gra, il Tevere scorre protetto nella Riserva Naturale del Litorale Romano fino alla foce. La strada da navigare è ancora lunga prima di arrivare a vedere il mare. Infatti, il corso del fiume lambisce insediamenti abitativi risalenti a epoche diverse: Vitinia, nata nell’immediato dopoguerra, più avanti Centro Giano del 1968, Casal Bernocchi, edificato nel 1960 e noto come Villaggio Ina-Casa perché costruito dall’ente omonimo, cambierà nome grazie alla presenza di un antico casale appartenete ai Conti Bernocchi. Più avanti Acilia, insediamento sorto nel 1919, deve il nome all’antica famiglia romana degli Acilii, vissuta in zona. Prima di raggiungere Dragoncello, sulla riva sinistra, i prati di Monte San Paolo e Monte Cugno, dove sono stati individuati i resti archeologici di un antico insediamento, Ficana, risalente al VII secolo. Sulla sponda sinistra il Fosso di Galeria. Poi ancora il casale di Dragoncello, le numerose idrovore presenti lungo tutto il percorso, Dragona che deve il suo nome alla presenza di rettili infestanti, i Monti del Sale e poco distante la Riserva del Pantano, fino a Capo Due Rami, la, dove l’antico Canale di Fiumicino, fatto scavare da Traiano, intercetta il Tevere e poi, via, a valle, verso l’approdo di Ostia Antica, il ponte della Scafa, oltrepassato il quale si vede la Torre Boacciana che svetta tra le barche dei rimessaggi.   Poco lontano l’isola Boacciana divide il corso del fiume che arriva alla foce con due bocche, la Fiumara Grande e il Porto Canale di Fiumicino. Anche qui ci sono stati dei cambiamenti dettati da cause naturali: un alluvione nel 1557 determinò il salto del meandro, modificando il percorso del Tevere che un tempo lambiva il castello di Giulio II.  

Il rimodellamento della foce è stato determinato anche da cambiamenti apportati dall’uomo che ha realizzato tutta una serie di rimessaggi per imbarcazioni, trasformando radicalmente il paesaggio un tempo caratterizzato dai bilancioni e dalle reti per la pesca di spigole, cefali e orate. Questo lungo viaggio non è fatto solo di bellezze paesaggistiche, di ampi spazi solcati dai canali della bonifica e da monumenti storici che evocano un ricco passato, ma è composto da una cospicua biodiversità, diversificata da un tratto all’altro, tra l’alternarsi di canneti e vegetazione ripariale, si vedono pini domestici, pioppi, ontani e eucalipti specie non sono tipica di quest’area geografica, si trovano qui poiché durante la bonifica vennero piantati per la loro capacità di assorbire acqua.

Trovano riparo lungo tutto il corso del fiume passeri, storni e corvidi grigiastri e, alla foce, è facile avvistare aironi e anatre; proprio a ridosso dell’idroscalo è situata un’area di sosta per numerose altre specie di uccelli marini, ben 31 secondo un ultimo censimento, tra cui il gabbianello, il gabbiano corallino, l’uccello delle tempeste, l’orchetto marino, il labbo, lo stercorario mezzano, il fraticello e molti altri che possono essere osservati con un buon binocolo grazie al supporto degli operatori dell’Oasi Lipu presso il Centro Habitat Mediterraneo, sito in prossimità della foce.

Vivono qui rettili e tartarughe palustri, gamberi di fiume, ma l’animaletto più facilmente avvistabile è la nutria, mammifero importato in questa zona nel 1928 per scopo industriale. Infatti, furono allevate per la produzione di pellicce ma l’esperimento fallì e le nutrie furono lasciate libere di nuotare nel fiume. La loro numerosa presenza danneggia gli argini poiché scavando le tane erodono la riva, la loro alimentazione vegetariana le porta a rodere canneti e di conseguenza gli animali che vi trovano riparo come il tarabuso e il falco di palude sono costretti a migrare. Immaginavate che quel biondo Tevere, cantato dagli stornellatori romani, filmato in diverse pellicole cinematografiche, nascondesse tutti questi tesori? Continuate il viaggio e scoprirete che il Parco urbano Pineta di Castel Fusano, istituito dalla Regione Lazio nel 1980, si estende per oltre 1000 ettari dal Canale dei Pescatori alla Tenuta presidenziale di Castelporziano e rappresenta la più vasta area di verde pubblico di Roma Capitale.

Dal 1996 è parte della Riserva Naturale Statale Litorale Romano. La storia della Pineta è di origine antica, testimoniata dalla presenza di resti archeologici di epoca romana quali la Via Severiana e la Villa di Plinio il Giovane, e da strutture architettoniche settecentesche come Villa Chigi. Nei secoli vi sono stati proprietari illustri che hanno arricchito il patrimonio ambientale e definito la funzione naturalistica della Pineta, le famiglie Orsini, Fabi, Sacchetti (prima metà del XVII secolo), e Chigi nel 18° secolo, fino a quando non fu acquistata, nel 1932, dal Governatore di Roma che l’anno successivo ne stabilì l’apertura al pubblico. Dunque, l’area rappresenta una tappa obbligata per la ricchezza di testimonianze storico-archeologiche e la varietà dei suoi percorsi naturalistici.

La presenza di diversi tipi di ambienti caratteristici dell’area costiera del Mediterraneo costituita da pini, lecci, corbezzoli, lentischi, fillirea, erica arborea, mirto, alaterno, ginepro fenicio, rosmarino ed osiride, e le numerose specie faunistiche fra cui picchi, upupe, capinere, occhiotti, cinghiali, donnole, volpi, faine, ricci, istrici e tassi offrono, infatti, l’occasione per immergersi in una realtà naturalistica estremamente ricca da ammirare nelle passeggiate fra i sentieri o durante le pause nelle sue aree di sosta.

Fonte: dal sito turistico ufficiale di Roma Capitale

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